Ibrahim Hesnawi: Il Padre del Reggae Libico che ha unito Tripoli a Kingston
Esistono generi musicali che attraversano i confini come semplici mode passeggeri. E poi esiste il reggae in Libia. Mentre in molti paesi la popolarità dei ritmi in levare è sfumata col tempo, nel cuore del Nord Africa questo genere ha messo radici profonde, diventando parte integrante dell'identità culturale nazionale.
Al centro di questa rivoluzione sonora c'è un solo nome: Ibrahim Hesnawi.
L'incontro che ha cambiato tutto
Nato e cresciuto a Tripoli, Hesnawi non era inizialmente destinato alla musica. La scintilla scoccò in un negozio di elettronica dove lavorava un amico: fu lì che ascoltò per la prima volta Bob Marley. Quell'incontro fortuito cambiò la sua vita e, di riflesso, la storia musicale del suo Paese. Oggi, l'eredità di Hesnawi vive in innumerevoli band locali e in vivaci comunità digitali: gruppi Facebook con decine di migliaia di membri libici continuano a condividere tracce vecchie e nuove, mantenendo viva la fiamma del genere.
Una sintesi perfetta: Funk, Jazz e Deserto
Hesnawi non si è limitato a copiare i dischi che arrivavano dalla Giamaica. La sua musica è un ecosistema complesso: groove inquieti sostenuti da una solida base reggae, ma arricchiti da sfumature funk, jazz e disco. Il suo lavoro è la testimonianza di una sintesi naturale e pionieristica. Ascoltando i suoi LP, emerge una categoria musicale a sé stante, dove la tradizione libica dialoga senza sforzo con i ritmi globali, creando un ponte sonoro unico tra il Mediterraneo e i Caraibi.
Un ritrovamento fortuito: da Monastiraki al mondo
La storia di questo LP inizia quasi per caso nel gruppo Facebook di Habibi Funk. Un membro greco, Thanasis Moutsopoulos, pubblica la foto di un vinile scovato tra le bancarelle di Monastiraki, ad Atene: “Hesnawi And Peace”. Per l'etichetta è una folgorazione. Quello che ascoltano è un reggae classico, intriso di funk e disco, registrato in Italia oltre 40 anni fa da un artista libico di cui si erano perse le tracce. Da quel momento inizia una vera e propria missione di recupero che ha coinvolto partner a Tripoli, come Ahmed Abujazia, per rintracciare l'uomo dietro quel suono: Ibrahim Hesnawi.
Perché la Libia ama il Reggae?
La domanda sorge spontanea: come ha fatto un genere nato in una piccola isola caraibica a dominare le classifiche libiche dalla fine degli anni '70 a oggi? La risposta risiede in due fattori chiave: messaggio e ritmo.
- La risonanza politica: Le tematiche del panafricanismo, della liberazione e della lotta contro l'oppressione, pilastri della filosofia rasta, hanno trovato terreno fertile nel pubblico libico.
- L'affinità ritmica: Hesnawi stesso spiega il segreto di questo successo. Il ritmo reggae, con il suo contrappunto tra basso e batteria, richiama incredibilmente il Darbuka (o Kaska), un ritmo tradizionale della musica libica. I libici non hanno dovuto "imparare" il reggae: lo avevano già nel sangue.
Un messaggio per le nuove generazioni
Nonostante alcune incursioni nell'inglese, il 95% della produzione di Hesnawi è in arabo libico. Non è stata una scelta casuale, ma una missione: "Volevo che il messaggio arrivasse dritto al cuore delle giovani generazioni libiche." Cantare nella propria lingua ha permesso a Hesnawi di trasmettere ideali di pace e consapevolezza in modo autentico, rendendo il reggae uno strumento di comunicazione sociale oltre che di intrattenimento.
A1 Never Understand
A2 Tendme - تندمي
A3 Only World
A4 Kesati - قصتي
B1 Tayr Al Salama - طير السلامة
B2 Al Hob Wal Salam - الحب و السلام
B3 Fouhi Ya Nesma - فوهي يا نسمه
B4 Enti - انت
B5 Watany Al Kabir - وطني الكبير

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